Franco Loi


Franco Loi

Franco Loi (Genova, 1930) è un poeta dialettale, uno scrittore e un saggista italiano.

Nato a Genova si trasferisce nel 1937 a Milano dove frequenta gli studi diplomandosi in ragioneria.

Lavora come impiegato allo Scalo Merci del porto di Genova fino al 1950 per diventare in seguito, 1955, incaricato presso l’Ufficio pubblicità della Rinascente per le relazioni pubbliche e nel 1962 lavora all’Ufficio Stampa della casa editrice Mondadori.

Esordisce solo nel 1973 come poeta dialettale e ha subito un buon successo con l’opera “I cart” edita dall’Edizione Trentadue di Milano e l’anno dopo, 1974, con “Poesie d’amore” edite da Il Ponte.

Nel 1975 il poeta dimostra di aver raggiunto la completa maturità di espressione con il poema “Stròlegh”, pubblicato da Einaudi con prefazione di Franco Fortini, di cui una parte aveva già visto la pubblicazione nel secondo “Almanacco Dello Specchio” ricevendo una critica positiva da Dante Isella.

Nel 1978 scrive la raccolta “Teater”, edita da Einaudi e nel 1981 l’opera “L’Angel”, pubblicato a Genova dalle Edizioni San Marco dei Giustiniani. “L’aria de la memoria”, edita da Einaudi, raccoglie tutte le poesie scritte tra il 1973 e il 2002, tra le quali alcune già edite nella raccolta I cart e Poesie d’Amore. Molte altre sono le sue opere, tutte scritte in dialetto milanese, tra le quali “Lünn”, “Liber”, “Umber”, ” El vent”, “Isman”, “Aquabella”, “Pomo del pomo”.

Oltre alle raccolte di poesia Loi ha anche scritto, nel 2001, un libro di racconti intitolato “L’ampiezza del cielo” ed ha pubblicato diversi saggi.

Loi è stato vincitore del Premio Bonfiglio per la raccolta Stròlegh, del premio Nonino per Liber e recentemente ha ricevuto il Premio Librex Montale e il Premio Brancati 2008 (sezione poesia) con il libro Voci d’osteria.

È stato insignito dalla Provincia di Milano della medaglia d’oro e ha inoltre ricevuto dal Comune di Milano l’Ambrogino d’oro e il “Sigillo Longobardo della Regione Lombardia”.

Ha contribuito a numerose riviste e lavora tutt’ora per Il Sole 24 ore.

Alcune poesie di Franco Loi

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Lü l’è ‘l silensi, e mí ghe parli dâs,

sensa risposta, sensa mai sentí

ch’i fjö che giöga, i rumur luntan

e la malincunia che vègn de mi.

Che lü me sculta sun sicür, e i man

roben la lüs che per amur l’è lí,

ma vuraría un dí vèss mí a scultà,

e mi a dàgh lü la lüs e lü lì a dí.

Lui è il silenzio, e io gli parlo adagio | senza risposta, senza mai sentire | che i ragazzi che giocano, i rumori lontani | e la malinconia che viene da me. | Che lui mi ascolti sono sicuro, e le mani | rubano la luce che per amore è lì | ma vorrei un giorno essere io ad ascoltare, | e io a dare lui la luce e lui lì a dire.

L’è vèss segür che fa deventà matt.

che l’òm, quan’ g’à paüra, forsi resona,

e quan’ che ‘l trema, forsi, gà curagg.

Ma l’è quan’ varda la in faccia la sustansa

che lí le ciappa la vöja de vèss matt.

È la troppa sicurezza che fa diventare pazzi. | Poiché l’uomo quando ha paura forse ragiona, | e quando trema, forse, ha coraggio. | Ma è quando guarda in faccia la sostanza | che allora lo prende la voglia di essere pazzo.

Pàssen i camp, i câ, e curr el trenu,

pàssen j arbur svelt cum’inventâ,

pàssen i busch, i fiüm, passa la gent,

e quèl che vardi l’è giamô pasâ.

Ma cum’adasi va sto curr del trenu!

Uh cum’el mè respir l’è püssé in là!

In quel che passa sta ‘l fià dela mia vita

cume ne l’òm che mör el sò sveliâs.

Passano i campi, le case, e corre il treno, | passano gli alberi svelti come inventati, | passano i boschi, i fiumi, passa la gente, | e quel che guardo è già passato. | Ma come adagio va questo correre del treno! | Oh come il mio respiro è già più in là! | In quel che passa sta il fiato della mia vita | come nell’uomo che muore il suo risvegliarsi.

Franco Loi (Genova, 1930) è un poeta dialettale, uno scrittore e un saggista italiano.

Nato a Genova si trasferisce nel 1937 a Milano dove frequenta gli studi diplomandosi in ragioneria.

Lavora come impiegato allo Scalo Merci del porto di Genova fino al 1950 per diventare in seguito, 1955, incaricato presso l’Ufficio pubblicità della Rinascente per le relazioni pubbliche e nel 1962 lavora all’Ufficio Stampa della casa editrice Mondadori.

Esordisce solo nel 1973 come poeta dialettale e ha subito un buon successo con l’opera “I cart” edita dall’Edizione Trentadue di Milano e l’anno dopo, 1974, con “Poesie d’amore” edite da Il Ponte.

Nel 1975 il poeta dimostra di aver raggiunto la completa maturità di espressione con il poema “Stròlegh”, pubblicato da Einaudi con prefazione di Franco Fortini, di cui una parte aveva già visto la pubblicazione nel secondo “Almanacco Dello Specchio” ricevendo una critica positiva da Dante Isella.

Nel 1978 scrive la raccolta “Teater”, edita da Einaudi e nel 1981 l’opera “L’Angel”, pubblicato a Genova dalle Edizioni San Marco dei Giustiniani e “L’aria de la memoria”, edita da Einaudi che raccoglie tutte le poesie scritte tra il 1973 e il 2002, tra le quali alcune già edite nella raccolta I cart e Poesie d’Amore. Molte altre sono le sue opere, tutte scritte in dialetto milanese, tra le quali “Lünn”, “Liber”, “Umber”, ” El vent”, “Isman”, “Aquabella”, “Pomo del pomo”.

Oltre alle raccolte di poesia Loi ha anche scritto, nel 2001, un libro di racconti intitolato “L’ampiezza del cielo” ed ha pubblicato diversi saggi.

Loi è stato vincitore del Premio Bonfiglio per la raccolta Stròlegh, del premio Nonino per Liber e recentemente ha ricevuto il Premio Librex Montale e il Premio Brancati 2008 (sezione poesia) con il libro Voci d’osteria.

È stato insignito dalla Provincia di Milano della medaglia d’oro e ha inoltre ricevuto dal Comune di Milano l’Ambrogino d’oro e il “Sigillo Longobardo della Regione Lombardia[1].

Ha contribuito a numerose riviste e lavora tutt’ora per Il Sole 24 ore.

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